La Nullità della Famiglia del Conte – Capitolo 102 – È reale (2)

“Mary, non puoi farlo di fronte a persone che non conosci! Ahh.”

Tasha sospirò e le afferrò il braccio. Mise poi giù con delicatezza la manica in modo da coprire le linee nere. Nello stesso momento, continuò ad osservare le espressioni di Cale e Choi Han. Tasha stava tenendo stretta la mano di Mary.

“Questo, vedete…”

Tasha non era in grado di nascondere la propria ansia. No, era in uno stato di shock da quando Raon era apparso, ma questa era più disperazione che shock.

“Tasha.”

Cale guardò dritto nei suoi occhi e la calmò.

“Non ho intenzione di dirlo a nessuno, quindi non preoccupatevi. Siamo già tutti sulla stessa barca.”

Tasha chiuse la bocca che aveva continuato ad aprire e chiudere senza dire nulla. Si ricordò di quello che Alberu le aveva detto su Cale.

‘Zia, potrebbe anche sembrare maleducato, ma mantiene la parola data. Non posso fidarmi di lui, ma posso almeno fare affidamento sul bastardo.’

Alla fine, voleva dire che Alberu aveva fiducia in Cale, anche se non lo aveva espressamente detto. Tasha iniziò a concordare con Alberu a mano a mano che interagiva sempre di più con Cale.
In quel momento, Mary cominciò a parlare.

“Non farò nemmeno io parola a riguardo del drago-nim. Poiché non posso fare un voto sugli Elementali, posso giurare usando la mia vita invece.”

Cale aveva un piccolo sorriso sul volto che sparì velocemente. Non avrebbe dovuto preoccuparsi del segreto di Raon perché aveva messo in gioco la sua vita.

Tasha poi sentì il nonno iniziare a parlare.

“Signorino Cale, conosce i negromanti?”
“Ne so quanto qualsiasi altra persona.”

Be’, sapeva più di una persona normale in base a quanto aveva letto nel romanzo.

Con il termine negromanti si riferivano alle persone che usavano il mana morto per controllare le creature senza vita per combattere. Avevano anche cicatrici sul proprio corpo che era impossibile nascondere, anche con la magia.

Così come il braccio di Mary che avevano appena visto, il loro intero corpo era ricoperto da vene nere che ricordavano delle ragnatele.

Un’umana ragnatela nera.

Era l’effetto collaterale in seguito all’uso di mana morto che gli esseri viventi non dovevano essere in grado di padroneggiare. Quello poteva essere un altro motivo per cui i negromanti erano perseguitati, in aggiunta all’utilizzo di cadaveri per combattere.

‘Erano stati giudicati inutili.’

Tuttavia, non vi erano occupazioni inutili al mondo.
Ogni cosa aveva un momento e un luogo in cui essere utili.

“Il mio nome è Mary.”

Mary ricominciò a parlare di nuovo.

“Quest’anno compio 25 anni.”

Si presentò seguendo l’esempio di Raon. Cale ascoltò in silenzio mentre Raon la stava osservando con curiosità.

“Ho vissuto nella Città della Vita per gli ultimi quindici anni. Ricordo di essere scappata nel deserto insieme alla mia famiglia quando ne avevo dieci.”

La negromante Mary era, come c’era da aspettarsi, una delle persone fuggite dal villaggio.

“Quella è l’unica cosa che ricordo.”

‘Mm?’

Cale non riuscì a capire immediatamente quello che voleva dire.

“Abbiamo trovato Mary quindici anni fa nel giorno in cui il mana morto ha iniziato a risalire.”

Cale volse la testa e vide Shawn continuare con un’espressione tesa.

“Sono stata io a trovarla.”

Shawn ricordò cosa era successo anni prima.

“Come abbiamo menzionato prima, il mana nero risale due volte all’anno nella Landa della Morte. Andiamo sulla superficie ogni notte quando sappiamo che il momento si avvicina in modo da portare giù velocemente gli umani che stanno scappando nel deserto. Visto che la maggior parte di loro è malnutrita, anche la minima quantità di mana morto può essere critica.”
“Ma non possiamo salvare tutti.”

Tasha iniziò a corrucciarsi mentre aggiungeva. Lei era lì quando Shawn aveva trovato Mary.

“Quindici anni fa c’è stata la più alta risalita di mana morto nella Landa della Morte. È stato il picco in centinaia di anni, circa venti volte più della norma.”

“Mm.”

Cale riusciva a immaginare come era stato, così come Mary era diventata una negromante. Iniziò poi a parlare.

“Deve essere stato allora che avete trovato la signorina Mary.”

Era stata trovata nella Landa della Morte con venti volte la normale quantità di mana morto, quando anche la più piccola percentuale sarebbe stata fatale per gli umani.

“Sì. Aveva già assorbito un significativo ammontare di mana morto.”
“Ma è riuscita a sopravvivere?”

Shawn provò a rispondere, ma qualcun altro lo precedette. Era Mary.

“Sì. Sono riuscita a sopravvivere, anche se è stato estremamente doloroso.”

Cale non riusciva a scorgere nessuna emozione in lei anche se stava parlando di quanto fosse doloroso.

“È stato come se tutte le mie vene stessero scoppiando. Per poter sopravvivere, ho dovuto imparare a controllare il mana morto avendo a che fare con l’intenso dolore che il mio corpo stava provando. Quando mi è stata data l’opportunità di diventare una maga oscura o una negromante, ho scelto la seconda.”

La Mary di dieci anni era dovuta diventare una negromante per poter sopravvivere.

“Ecco perché sono felice di provare meno dolore.”

Tasha abbassò la testa come se fosse difficile continuare ad ascoltare.

Meno dolore. Mary l’aveva posto in quel modo in quanto i negromanti conducevano una vita di sofferenze, visto che assorbivano il mana morto per cui dio non concesso il permesso agli umani.

“Tuttavia, non ho memoria della mia vita prima di ciò.”

Cale adesso comprendeva cosa lei avesse voluto dire quando aveva detto che si ricordava solo della sua fuga nel deserto.

“Stavo correndo nel deserto. I componenti della mia famiglia hanno iniziato a crollare uno dopo l’altro alle mie spalle, ma io ho perseverato. Questa è l’unica cosa che ricordo. Non ricordo dove vivevo, né i volti della mia famiglia.”

Mary ricordava solo una cosa.

‘Mary, continua a correre! Non voltarti, corri e basta!’

Ricordava solo la voce della madre e la sensazione della sabbia sotto i piedi mentre continuava a correre. Ricordava solo il suo nome grazie alla voce della madre.

“Ho sofferto, ma sono stata felice e molto grata.”

La voce priva di emozioni proseguì.

Mary era felice e grata di essere nella Città della Morte… no, nella Città della Vita. Era riconoscente per Obante, che cercava di convincerla a rimanere, così come a Shawn e Tasta, che l’avevano salvata e avevano continuato a vegliare su di lei negli ultimi quindici anni.
Tuttavia, sentiva la voce della madre ogni notte.

“Sono a conoscenza che agli umani non piacciano i negromanti, ma sono incuriosita dal loro mondo.”

Molte delle persone in città definivano il mondo umano come l’inferno.
Dicevano anche che gli umani disprezzavano i negromanti, ma era comunque curiosa. No, si sentiva vuota.

“Non voglio che nessuno rimanga ferito a causa mia, quindi andrò da sola.”

I primi dimenticati dieci anni continuavano a tormentarla e a provocarle dolore. Ecco perché voleva capire cosa fosse successo in quegli anni. Voleva recuperare i propri ricordi, e qualcosa le stava dicendo che doveva andare nel mondo umano per far ciò.

Sollevò la manica che Tasha non stava tenendo giù. Le orribili cicatrici comparvero di nuovo.

“Ho sentito che le persone trovano queste cicatrici disgustose. Di conseguenza, devo solo assicurarmi che non vengano rivelate ed evitare i templi. Ho preparato molte cose per questo viaggio.”

La testa di Mary – o meglio, il cappuccio del mantello nero – era rivolta verso Cale e Raon, ma stava parlando ai tre elfi oscuri.

Tasha se ne stava lì, non capace di afferrarle anche l’altro braccio. Si ricordò della bambina che stava avendo difficoltà a respirare in un deserto invaso dal mana nero.

‘Devo correre… ugh, devo correre!’

Quello era ciò che la bambina stava mormorando mentre le linee nere avevano iniziato a comparire sul suo corpo.

Tasha aveva visto che i suoi genitori stavano morendo in lontananza quando aveva sollevato da terra la bambina sofferente. Aveva corso a lungo.

Aveva poi sconfitto il mana morto ed era sopravvissuta.

“Sono curiosa del mondo.”

Obante non riusciva a dire niente. Sapeva che non era davvero curiosa del mondo, ma che voleva trovare i ricordi perduti che continuavano a perseguirla ogni notte.

In quel momento, vide qualcosa muoversi.

Era Raon.
Raon volò verso Mary e si fermò davanti a lei. Osservò in silenzio il mantello nero per unpo’ prima di iniziare a urlare.

“Sei incredibile, sei riuscita a sopravvivere! Ovviamente, non sei potente ed eccezionale come me, ma sei comunque incredibile!”

Cale era d’accordo con Raon. Iniziò a parlare con un tono calmo, molto diverso dal grido eccitato di Raon.

“Sei sorprendente. Va bene purché tu sia riuscita a sopravvivere.”
“Giusto! Accetto che tu sia un’umana leggermente incredibile!”

Tuttavia, Raon aveva qualcos’altro da aggiungere.

“Tuttavia, se questo debole umano dovesse in qualche modo diventare forte quanto la mia zampa e partisse per un viaggio dicendo che non sarebbe tornato ferito, ma non fosse vero, distruggerei questo mondo!”

‘…Non è eccessivo? Non dovresti curarmi prima?’

Vi erano molte cose che Cale voleva chiedere, ma non fu in grado di darne voce. Era perché concordava con Raon fino a un certo punto.

Anche Mary non voleva che le persone intorno a lei rimanessero ferite. Ecco perché capiva Raon, così come gli elfi oscuri, sul perché non volessero lasciarla andare. Quello era il motivo per cui aveva aspettato cinque anni dopo i suoi vent’anno, ma era ancora curiosa a riguardo del mondo.

“Ecco perché non andrò fino a quando non avrò ottenuto il permesso. Una volta partita, tornerei sicuramente entro un anno senza essere scoperta da nessuno.”

Sembrava molto seria dicendolo. Obante si asciugò il sudore dai palmi mentre rispondeva debolmente.

“Dopo… parliamone più tardi.”

Lei era l’unica negromante della città… no, dell’intero continente occidentale. Obante era colui che le aveva proposto quella scelta. Non avrebbe sopportato vederla morire, quindi aveva tirato fuori una reliquia che aveva trovato in passato e glielo aveva dato.

“Sissignore. Capisco.”

Obante spostò lo sguardo su Cale e Raon una volta che Mary rispose.

“Vi varò sapere quando il mana morto sarà sparito. Ci faccia sapere se possiamo fare qualcosa per rendere il vostro soggiorno migliore.”
“Vi ringrazio, sindaco-nim.”

Cale strinse la mano a Obante prima di alzarsi. Anche Shawn e Mary fecero lo stesso. Tuttavia, vi era qualcuno che era rimasto ancora seduto.

“Tasha.”
“Uh…ah!”

Tasha scattò in piedi, sorpresa, al richiamo di Obante. Sembrava avesse molto per la testa. Cale ignorò ciò e si diresse fuori dall’ufficio del sindaco. Raon tornò invisibile mentre gli elfi oscuri e Mary fecero finta di niente.

Il sindaco rimase nell’ufficio mentre Tasha e Shawn facevano strada al gruppo di Cale. Alle spalle di Cale si trovava ovviamente Choi Han, mentre accanto a quest’ultimo si trovava la negromante Mary, la quale camminava in silenzio, il mantello che strascicava a terra.

“Mary.”

Il cappuccio del mantello nero si sollevò quando Mary volse la testa e guardò verso Cale. Lui fece una domanda continuando a camminare al suo solito passo.

“Puoi creare un braccio?”
“Intendete un braccio per un corpo umano?”

Cale rispose con gentilezza a quella domanda priva di emozioni.

“Sì, un braccio sinistro.”
“Vi serve per qualcosa?”
“Sì.”
“Capisco. Ne preparerò uno per voi.”

Cale spostò lo sguardo su Mary, che non aveva richiesto nessuna compensazione o ricompensa, e chiese.

“Cosa vuoi vedere nel mondo umano?”

Shawn e Tasha sussultarono alla sua domanda. Mary rispose senza nessuna esitazione.

“Non sono sicura.”

Mary davvero non lo sapeva.

“Non posso immaginarlo visto che non ne ho ricordo e ne ho solo letto nei libri. Ma sento come se ci fossero molte cose che vorrei vedere una volta arrivata là.”
“Immagino che abbia senso.”

Cale concordò con la logica di Mary. Come potresti voler vedere qualcosa di preciso quando non sapevi cosa ci fosse là fuori? Forse l’avrebbe scoperto una volta uscita in superficie.

In quel momento, Raon iniziò a parlare nella mente di Cale.

  • Capisco quel sentimento.

Non c’era niente che Raon volesse vedere quando era stato in quella caverna per quattro anni. Questo perché non aveva ancora visto niente. Voleva solo essere libero. Non desiderava nient’altro.

  • È un’umana incredibile.

Raon aveva continuavo a complimentare la negromante Mary sin da prima.

  • Sembra una brava persona.

Raon gli stava dicendo che voleva che venisse con loro. Voleva che vedesse il mondo.

  • Ovviamente, non è brava quanto te, debole umano. Ma è come noi. È una brava persona ed è riuscita a sopravvivere a tutto quel dolore. È un’umana incredibile.

Cale fece finta di non sentire Raon, come al solito.

 

***

 

Due giorni dopo, Cale era sdraiato su un divano nel ristorante della locanda e fissava il soffitto.

“Non è uno scherzo.”

Ruuuuuumble.

Un suono rimbombante accompagnò quello che sembrava un terremoto. Tuttavia, non era così forte.

“Signorino-nim, sembra che il mana morto stia per risalire.”
“Pare proprio di sì.”

Cale prese un sorso dalla limonata che Ron gli aveva consegnato. La città sotterranea aveva anche i limoni. Avevano ogni genere di frutta.
Beacrox aveva preparato del gelato e lo aveva messo sul tavolo di fronte a Cale e all’invisibile Raon. Il locandiere stava osservando Breacrox come se volesse davvero assumerlo come il cuoco della locanda.

  • Sono ansioso!

Cale ignorò Raon e guardò verso l’entrata della locanda.

“Beacrox, portami un’altra tazza di limonata.”
“Mi scusi?”
“Signorino-nim, lo farò io.”

Beacrox chiese, confuso, mentre Ron si fece avanti offrendosi di farlo. Sentirono suonare una piccola campanella mentre qualcuno entrava nella locanda.

“Ron, siediti.”

Era una persona completamente coperta da un mantello nero. Mary entrò nella locanda per incontrare Cale e camminò verso di lui senza nessuna esitazione.

“Beacrox, porta una tazza di limonata per il nostro ospite.”

Beacrox osservò la persona completamente coperta, confuso. Cale continuò a parlare per aiutarlo a capire.

“Questa è la persona che preparerà a tuo padre un nuovo braccio.”

Beacrox si irrigidì. Anche Ron, che aveva il suo solito sorriso benigno, non poté che cambiare espressione.
Cale spostò lo sguardo sul mantello nero davanti a sé e andò dritto al punto.

“Mary.”

A Cale piacevano le cose gratis, il denaro e prendere le cose dalle persone, ma non era completamente un artista della truffa. Lui, come Kim Rok Soo, credeva che dovesse ricompensare adeguatamente le persone che facevano qualcosa di buono per lui.
Cale aveva intenzione di dare un simile compenso alla persona che gli avrebbe preparato un nuovo braccio per l’assassino che brandiva due pugnali, Ron. Meritava una buona ricompensa per aver aiutato una delle sue persone.

“Ti darò un posto in cui stare per sei mesi.”

  • Bene! Ottimo lavoro, debole umano!

Raon urlò nella sua mente.

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